Minifuga torinese + nuova amica verde!

Allora.

Venerdì io e l’OP abbiamo festeggiato i nostri sei anni insieme (ieiiii!!!) (click qui per leggere della prima apparizione dell’OP sul blog), e così anziché farci dei regali veri e propri – nonostante lui abbia contravvenuto alla regola e mi abbia portato l’ultimo membro della mia famiglia verde, che abbiamo chiamato Prezzemolina nonostante sia una mimosa, e che potete vedere qui sotto, con anche un’utile gif per capire quanto sia bellissima

Oh, ciao Prezzemolina!

Prezzgifolina

– abbiamo pensato di andare a fare una minifuga da qualche parte; siccome sono dieci anni che sbarbagianno le palle a tutti perché voglio andare al Museo Egizio di Torino, e siccome l’OP doveva presenziare ad una conferenza proprio a Torino (avrete a questo punto indovinato), abbiamo scelto come meta Torino. Read More →

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Cose magiche succedono quando piove con il sole

Pare che quando piove a ciel sereno ci sia tutta una serie di strani fenomeni che accadono, che potete leggere sulla pratica pagina di Wikipedia (pratica pagina di Wikipedia) e che in genere riguardano le nozze di varie bestie. Io dalla nonna Angela ho sempre sentito dire che quando piove con il sole le streghe ballano. Qualsiasi cosa succeda quando piove con il sole, è il mio fenomeno atmosferico preferito. Succedono cose magiche quando piove a ciel sereno: sbucano gli arcobaleni, trovo le pentole d’oro sotto gli arcobaleni (vedi post precedente), la luce è la più bella di sempre, la pioggia non mi fa incazzare, e mi viene voglia di fare un giretto intorno a casa mia, scoprendo una via misteriosa uscita dalle favole [N.d.R. No, sul serio: la chiameremo Via delle Favole] di cui non conoscevo l’esistenza, pur avendo vissuto in questa zona per 28 anni.

Visto? Cose magiche succedono quando piove con il sole.

Luce magica tra gli alberi. Secondo arcobaleno della giornata, dopo il primo, spettacolare, sotto al quale siamo passati tornando a casa da Comacchio. Curioso effetto prodotto su Colette - la mia cicciona macchina fotografica - dalla pioggia a ciel sereno: quella specie di effetto Orton non è ottenuto dopo in postproduzione, ma si è verificato quando ho messo un filtro sull'obiettivo; non è un filtro per l'effetto Orton, è che era così umido che si è appannato tutto tra l'obiettivo e il filtro. Macchine che fanno csssssshhh e csssssshhhano giochi di luce. Molecoline d'acqua nell'aria. Finto effetto Orton, vero effetto appanamento di lente. Sbrilluccichii magici. Pergolato in Via delle Favole. Casa di Raperonzolo, Via delle Favole 1. Sbrilluccichii. A posteriori, penso che avrei fatto meglio ad appoggiare una monetina accanto a questa macuchina, per far vedere quanto era grande. Era una macucona. A questo punto forse è il caso di spiegare che io le lumache le chiamo macuchine perché è così che avevo storpiato il nome delle lumachine da piccola. Chiesetta sconosciuta nel cortile di una casa in Via delle Favole. Angolo di Via delle Favole. Papavero. Rosa. Rosa con cuccioli di rosa. Piedi con pelliccia di rosa.

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Buondì è una pentola d’oro

Yeeee! Domani è il compleanno di mia mamma, e dal momento che pare che io e i miei genitori siamo gli spacciatori di Omega3 dell’OP, abbiamo pensato di dargli un po’ di HDL. Così siamo andati a Comacchio e l’abbiamo rimpinzato di anguilla. È andato tutto bene, tranne quando tutto il ristorante ha cantato a squarciagola “Buon compleanno” e mia mamma avrebbe visibilmente voluto sotterrarsi.

Per il resto, è stata una di quelle adorabili giornate con un tempo pazzo (al quale sarà dedicato un altro post), conclusasi con il più bell’arcobaleno che noi quattro avessimo mai visto. E ci siamo passati sotto. CI SIAMO. PASSATI. SOTTO. Cioè, abbiamo letteralmente visto la fine dell’arcobaleno. Dentro Buondì. Buondì è una pentola d’oro.

Foto. Maus sopra le foto. Didascalie nascoste.

Papera 1, Papera 2, Papera 3 e Papera 4. Papera 3 osserva con un po' di sdegno Papera 4. Papera 4 subisce chiaramente del bullismo.Ponti. Ciao! Mia mamma e l'OP fotografati a tradimento. Queste capesante erano di puro burro. Erano le capesante più buone che io abbia mai mangiato. Erano celestiali. Erano pesci di burro. Burropesci. Sorbetto ai frutti di bosco e cannella. Sì. Mia mamma, dopo che l'avevamo imbarazzata con la canzoncina di compleanno, mentre osserva la torta che io non posso mangiare perché si è recentemente scoperto della mia totale intolleranza al lattosio. L'OP che contento si mangia la sua torta, che io non posso mangiare. I miei che stavano chiaramente lamentandosi per la mia fotograficità compulsiva. Comacchio dall'alto del pleonastico Ponte dei Trepponti. Casa verde menta, perché è inutile andare in una città se poi non trovo una casa verde menta. Culo di cane 1. Foto carogna. Per chi si fosse sintonizzato solo ora, le foto carogna sono foto in cui compare una carogna, che in genere sono io, in un posto caratteristico. Alfred Hitchcock. Mia mamma e Alfred Hitchcock. Culo di cane 2. La faccia mi guarda con aria insolente. Portoncino giallo che, come sempre, poteva essere ovunque. Comacchio, che può essere solo a Comacchio. Mi chiedo se quel colore sopra e sotto alle finestre sia voluto. Perché è bello. Comacchio, di nuovo. D'altronde, siamo andati a Comacchio. Palme. Per le palme, vale la regola delle case verde menta. Bestia furtiva e sospettosa. Bestia. Alberi. Dito di mio padre. L'arcobaleno più bello del mondo. Foto metafisica di arcobaleno e casetta. La intitolerò "Luce e capesante". Era così. Così.

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Leoni puccioni e carlini slinguazzini

Mia mamma mi aveva detto: «Nooo! Non andare a Brescia! Fa cagare! È la più brutta città d’Italia!!!» [N.d.R. Chiediamo scusa a tutti i Bresciani per queste opinioni sgarbatamente espresse.. perdonatela perché non sapeva quello che diceva].

E così, infischiandomene allegramente, quando l’OP ha deciso di andarsene in trasferta per cercare documenti per la sua tesi [N.d.R. La tesi è monografica, sul notissimo scultore Democrito Gandolfi. Ah, non sapete chi è? Nemmeno io. Ecco perché c’è la tesi dell’OP], io ho deciso di seguirlo come un chihuahua stalk.. ehm, come un fido segugio. E così ho scoperto che Brescia è tutt’altro che brutta. E piena di bestie pericolosissime e pucciose, come quella con il cappottino verde presente nelle foto. Ecco le foto.

Ovviamente poggiateci il maus sopra, che ve lo dico a fare?

Questa foto è stata mandata a mia madre via Uozzap come prova della non bruttezza di Brescia. Era così bello che l'ho preso da due angolature diverse. Ehm.. TRE angolature diverse. Finto ma bello. Prima bestia pericolosissima. Proprio uno schifo. Mai vista una città così brutta. Non so cos'è. Portichetto bello in piazza della Loggia. I soliti terrazzini che potrebbero essere ovunque. Sono entrata nella Loggia. In tutto questo non si vedono foto dell'OP perché l'OP era rinchiuso nella Biblioteca della Bestia a studiare come uno stronzo, mentre io gozzovigliavo in giro per la città. Idem. Questo è fico. È il buco lasciato da una palla di cannone sparata nella Loggia nel 1849. Ancora la Loggia. Abbiate pazienza, non mi ricordo come si chiama questa chiesa. Chiesa che però è bella. Andatela a vedere. Anche se ormai l'avete già vista qui da ogni angolazione. I bresciani hanno delle idee curiose per la loro toponomastica stradale. No?Sì. Cortiletto interno nel quale mi sono imbucata. Casetta. Altra casetta. Sex and the City 80s. Seconda bestia feroce. Notare. Ho notato che più un carlino è vecchio, meno la coda è arrotolata. Le code dei carlini si srotolano con l'età? Chi ha notizie prego risponda. Il tè più bello della vita. Il tè più bello della vita con mano dell'OP. Il bar era bello, ora vi cuccate ottomila foto. Il bar era bello, ora vi cuccate ottomila foto. Il bar era bello, ora vi cuccate ottomila foto. Leone puccioso fatto da Democrito Gandolfi. Rossella O'Hara.

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Cacao meravigliao e Lisboao

Azulejos. Ce ne saranno tanti.

Allora.

La mia idea è che a Lisbona gli abitanti facciano il bucato e quando giunge il momento di asciugarlo stendano fuori solo gli abiti che si intonano al colore delle piastrelle esterne della casa. Questa è la mia opinione e non la cambio (e ci sarà una sfilza di foto a provarlo).

Oggi la giornata è partita alla grande rovesciando per terra mezza confezione di maniche rigate Barilla e successivamente facendo disintegrare in mille pezzi, sempre a terra, le fette biscottate (tranquillo, Banderas, non erano le tue: le tue non si sarebbero sbriciolate mai); poi sono andata da mia nonna a costringerla a prendere la Tachipirina perché sono sicura che – nonostante i suoi reiterati tentativi di convincermi che sono solo una nipote malfidata e che lei mai e poi mai tradirebbe così la mia fiducia – da sola non la prende; successivamente ho dato da mangiare a cinque tigri affamate

Una delle cinque tigri da piccole.. ora sono tigri grandi.

e una tartaruga con l’esaurimento nervoso che la vicina mi ha lasciato in custodia (non aveva un nome preciso, così l’ho chiamata Gamberetto) (la tartaruga, non la vicina) e ora, dato che in mattinata sono anche in qualche modo riuscita a ritirare le foto sviluppate delle vacanze, ho pensato di scrivere il primo post.

Sui panni lisboeti stesi ad asciugare.

E su Lisbona in generale.

Voglio tornare là e sono depressa.

Comunque, i primi due giorni siamo rimasti in città, crogiolandoci e rotolandoci pigramente tra il nostro comodo lettone e la migliore pasticceria che io abbia mai trovato in tutte le mie peregrinazioni – no, non è un’esagerazione; i pasticcini di quella pasticceria sono la materia di cui sono fatti i sogni; incastrandoci (ehm.. incastrandomi) nei tornelli della metropolitana (cosa successa una sola volta ma che mi è valsa da parte dell’OP l’appellativo di Tappettinha Pastição per tutta la vacanza) (ok, forse un paio di volte); facendoci turlupinare biecamente alla Brasileira (se andate, prendete omelette e limonata. SOLO omelette e limonata); ordinando con grande convinzione un bacalhau à Braz in un ristorante dov’ero già stata per sentirci dire che il bacalhau à Braz non esisteva, costretti subito dopo a mangiare un baccalà di dodici chili a testa pregando che la cuoca si fosse lavata le mani dopo essere stata in bagno per venti minuti, per circa otto volte (Daniele, se mi leggi: perché quel meraviglioso baccalà che mi hai portato a mangiare era sparito?! PERCHÉ?! #lutto).

GIORNO UM
Poggiare il maus sulle immagini per leggere le didascalie – FATELO. Read More →

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Summer summer summer!

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Summer’s finally arrived, and what a summer! Can I get a Halleluja? Halleluja!!! It’s 37 degrees and everybody is melting and complaining besides me, I feel like I’m in my element. Aside from a very irritating dizziness. But that’s part of being a lively 27 year old going on 88. And the fact that I’m Italian, since apparently we have access to illnesses which are not even known in the rest of the world (read this to clear your mind about what the heck I’m saying). Read More →

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A little plane

This is just a little story about a little plane, carrying 81 little souls, that once flew upon the Tyrrhenian sea, but never got home. Instead, it lays on the bottom of the sea near the island of Ustica, a watery tomb for the 81 little souls who could never tell the truth about what happened to them.

Today it’s their 35th anniversary, I just cared to share their story.

Original post here, and if you wish to know all the facts about the little plane, please click here.

Aeroporto Bologna Itavia Biglietto Itavia Bologna-Palermo Punta Raisi Ustica 01 Ustica 07 Ustica 08 Ustica 05 Ustica 06

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Take me out to the ball game

Today I woke up and I was kinda like this:

Peanuts Baseball 04

And kinda the same climate too. Next time I go see my baseball team, I’m so bringing a blanket (also, I think I was the only one stupid enough to go without one: the rest of the audience was basically equipped to go camping). We were 58 in the audience. We could most definitely use some Dottie Hinson stunt.

Ragazze Vincenti 01

Anyway, we won the game.

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This

is a very unforgiving device.

The unforgiving device.

I tried a waterproof phone case to take some pictures in the pool.

I don’t really know what happened. Read More →

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Carcavelos

Palms in Carcavelos

A friend in Lisbon tells you that you can try one of the thousands surf schools in Carcavelos to have your first experience with surf. In the Atlantic Ocean. In January. One year after you just learnt how to swim. You think he’s joking.

I didn’t.

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