Scimmiottino di legno

Scimmiottino di legno

A volte succedono cose curiose e pucciose. Cose cucciose. Ho trovato questo scimmiottino di legno, prontamente battezzato Scimmiottino di legno, la scorsa estate, in una casa in ristrutturazione; il proprietario prima di restaurare tutto voleva buttare via un po’ di cose e così ne ho recuperate alcune io. Una di queste cose era Scimmiottino di legno.

Musino di Scimmiottino di legno

Purtroppo è stato evidentemente manipolato nel corso degli anni, è tenuto insieme da un filo di ferro sicuramente non originariamente presente – che mi sembra anche un po’ pericoloso -, inoltre la ragazza che fa le pulizie a casa dei miei e di mia nonna (che ha già rotto: una finestra, un minerale soprammobile, un vaso, diverse rose secche e non so che altro) gli ha dato il colpo di grazia facendolo cadere per terra, il mio povero Scimmiottino di legno. Poi sono venuta nella nuova tana, dov’è al sicuro e dove aspetta che io trovi un bravo restauratore che lo ripari.

Poi oggi, mentre snasavo su Pinterest belle foto di casette, stando sdraiata nel mio letto di dolore (iei per la tonsillite! come quando ero piccola! whoohoo), ho trovato questa foto:

Oh! Ma quello è Scimmiottino di legno! Cosa ci fa su Pinterest? È per caso uno scimmiottino famoso? E così, dopo una rapida ricerca, ho trovato che in effetti sì, è uno scimmiottino famoso: si tratta di un giocattolo progettato nel 1951 e presentato al Victoria and Albert Museum dal designer danese Kay Bojesen.

Siccome il mio scimmiottino appare più scuro sulla pancia e sul musino che non nelle foto, ho guardato in giro come si fa a scoprire se il tuo scimmiottino è un Kay Bojesen originale, e a quanto pare il segreto sta sotto la zampa destra:

L'incisione che certifica la provenienza di Scimmiottino di legno

Quindi, a quanto pare, il mio scimmiottino, che per me era già speciale in quanto scimmiottino salvato da morte certa, è uno scimmiottino speciale per molti.

Dettaglio di Scimmiottino di legno

Una volta riparato, Scimmiottino di legno potrebbe stare nella giungla

Scimmiottino di legno con Girasole, un'altra scimmietta molto importante, in quanto regalatami dall'OP il giorno di San Valentino un bel po' di anni fa, e da allora mio fido amico nei momenti tristi

Se poi poggiate il mouse sulle foto scoprite anche chi è il secondo scimmiottino nell’ultima foto.

Crosmate di tele

Forse non tutti voi sanno che io, oltre a scrivere, parlo.

Parlo parecchio.

Parlo veloce.

Fondamentalmente, quando il cervello produce settemila pensieri al secondo, bisogna che la lingua gli stia dietro. La mia lingua ci prova, ma purtroppo a volte non ce la fa. A volte incespica, a volte si inciampa, altre volte fa proprio un Cristo [N.d.R. Se non siete di Bologna e non sapete che cosa questa persona stia dicendo, chiaritevi le idee qui].

E quindi la maggior parte del tempo parlo come Dotto dei Sette Nani. E siccome mi sembra un peccato non scrivere qui le cazzate che dico nella vita reale, ho creato una nuova categoria, chiamata “Crosmate di tele” (una delle migliori uscite del povero Dotto, desideroso solo di una crostata di mele), dove annoterò quanto dico.

Mi sento di inaugurarla con un evergreen.

“Salve! In questo negozio vendete delle figlia cinte?”.

Il temuto trasloco dei libri

Yeeee! L’allestimento della Tana va avanti. Oggi è stato il giorno delle riviste e dei classici greci e latini – lo so, ho un dono per le associazioni… è come andare in edicola e chiedere Vogue e Topolino, o mangiare lo yogurt con le pere e le stringhe di liquirizia. Ho fatto undici giri per portarle tutte da una casa all’altra (quattro da Casa 1 alla macchina con l’aiuto di mia mamma e un paio di strappi muscolari alla schiena e sette dalla macchina a Casa 2 senza l’aiuto di mia mamma e rottura di cuffia dei roditori), ma alla fine ce l’ho fatta. Non oso nemmeno immaginare quando dovrò portare i libri, che sono più o meno il quadruplo rispetto alle riviste.

Questo passaggio del mettere tutte le riviste sdraiate sul pavimento non era assolutamente necessario, ma volevo vedere quante erano e quanto spazio occupavano. Sono 113 e occupano circa 10 mq.

Questo è un numero speciale, perché è il primo numero di Vogue Turchia, l’ho comprato quando sono andata lì nella gita scolastica più fantastica che io abbia mai fatto – e durante la quale ho anche incontrato l’OP, per la cronaca. Quindi questo è un numero super speciale.

E alla fine il dramma: quando sono in ordine sembrano di meno. Così non sembra nemmeno che abbia fatto una faticaccia. Ecco perché ci ho fatto un post. Così lo potete sapere tutti.

Allons enfants de la patrie

Questa foto non c’entra nulla, ma mi piaceva e quindi oh – Canon T70, Kodak Portra 160

Fare l’insegnante deve essere un mestiere tremendamente frustante. Io ho a che fare con i ragazzini del liceo una o due volte l’anno, quando faccio la sorvegliante agli esami di francese, e mi fanno già cadere le braccia. Non che siano brutta gente, eh, e inoltre chiariamoci: fare la sorvegliante agli esami mi diverte moltissimo, perché così posso osservare una varia umanità e posso fare la faccia cattiva con gli studenti cattivi, oltre che guadagnare qualche soldino che schifo non fa. Ciononostante, fare delle osservazioni è naturale. Il punto principale è che non ti ascoltano. Cane mangiami se ti ascoltano. Dici loro le cose, e quindici secondo dopo te le richiedono, tanto da farti venire il dubbio che parlino la tua stessa lingua (sì: succede sia che io parli in francese, sia che io parli in

giuro che OGNI SERA che Dio manda in terra, il bambino piccolo che abita al piano di sopra piange sul pianerottolo di fronte alla mia porta di casa finché qualcuno non lo porta su in braccio. Arriverà il giorno in cui piangerà per un motivo vero, ad esempio perché l’ho portato su io per un orecchio, invece che in braccio.

Dicevo.

sia che io parli in francese, sia che io parli in italiano).
In sintesi, l’idea dell’esame dovrebbe essere questa:
a. Entro in aula, distanzio i banchi tra loro e controllo che il cd per l’ascolto funzioni.
b. Esco, faccio l’appello, consegno una scheda di iscrizione ai ragazzi facendomi dare in cambio carta d’identità e cellulare, che poi rivendo al mercato ne ripongo sulla cattedra. Distribuisco i compiti.
c. Do le istruzioni ai ragazzi, che sono fondamentalmente :
1. firmare la scheda di iscrizione in basso a destra e mettere cognome e nome sulla copia dell’esame insieme al proprio codice candidato;
2. correggere gli eventuali strafalcioni con un’elegante riga tracciata sull’errore;
3. non chiedere l’ora perché tanto sono io stessa che informerò tutti di quanto tempo avanza, all’incirca ogni mezz’ora;
4. non si fa la pipì durante l’esame.
d. Glisso nonchalante tra i banchi, controllando file di ragazzi educati che si comportano bene.

In sintesi, la realtà dell’esame è questa:
a. Entro in aula, distanzio i banchi tra loro e controllo che il cd per l’ascolto funzioni.
b. Esco e cerco di fare l’appello, ma l’insegnante di turno mi blocca dicendo che l’appello lo ha già fatto lui perché tanto si tratta dei suoi ragazzi e ha già visto che ci sono tutti, salvo avermene mandati metà in classe, cinque in un’altra per farli stare insieme agli amici, uno in un’altra scuola e due che si è scordato di dirmi che sono a casa con l’allergia al francese. Cerco di radunare gli studenti alla bell’e meglio, consegno a tutti la scheda di iscrizione mentre si stanno sedendo con gli zaini e le giacche, fanno cadere i fogli, dico che mi devono portare le carte d’identità e i cellulari, prima prendono la scheda di iscrizione, poi portano la carta d’identità, alcuni si scordano il cellulare, alcuni “se mi sono dimenticato la carta d’identità va bene la tessera della biblioteca?”, e alla fine si siedono, tutti scalcagnati e muniti di scheda di iscrizione e sprovvisti di documenti e cellulari, auspicabilmente in mio possesso.
c. Dopo aver dato le istruzioni ascolto le domande e osservo i compiti:
1. sulla metà delle schede mancano firma in basso a destra – o si trova in basso a sinistra – o cognome e nome o codice candidato;
2. vedo fogli dalmata con uno scarabocchiame di varia natura e patacconi di inchiostro così spessi che hanno bucato la carta;
3. ore 15:00 – “Ragazzi, a partire da adesso avete 2 ore di tempo; vi avverto ogni mezz’ora”; ore 15.17 – “Mademoiselle, che ore sono?”; la domanda si ripete senza variazioni anche alle 15.25, alle 15.43, alle 16.12, alle 16.28 e alle 16.44;
4. “Mademoiselle, posso andare in bagno?”.
d. Glisso nonchalante tra i banchi, controllando file di ragazzi educati che si comportano tutto sommato bene, fino a quando non entra il succitato professore di turno che chiede ai ragazzi “Come va? Andate bene?” e a me “Signorina, potrebbe lasciarmi qui una copia del compito così ne discutiamo poi con i ragazzi?” e di nuovo a loro “Beh, sto un po’ qui con voi, ma voi concentratevi, eh!”.

Proseguono le domande:
– “Mi scusi – mi guarda con aria disperata – sulla scheda di iscrizione il mio nome è scritto sbagliato!”
– “Mademoiselle, so che mancano ancora 45 minuti alla fine, ma se mi sono scordato una parola, posso mettere un {\displaystyle {\sqrt {\ }}}e aggiungere sopra la parola mancante?”
– “Prof [N.d.R. Prof?], se ho sbagliato una crocetta, posso scrivere «no» di fianco e correggere?”
– “Signorina, la firma in basso a destra la metto qui?” – indica il foglio in basso a destra
– “Mi scusi, prima di sedermi, mi dice dov’è il… il coso…” – muove terrorizzata il dito come un uncino come se volesse sapere dov’è un uncino – “…quello da cui esce il suono!”; “Intendi la cassa, l’altoparlante, lo speaker?”; “Sì, quello! Per sentire meglio!” – glielo indico, si siede tre banchi più lontano

Quando mancano circa 15 minuti alla fine, avverto i ragazzi che è ora di cominciare a ricopiare la malacopia e che quelli che hanno finito possono consegnare e uscire in silenzio.

Quale parte di “quelli che hanno finito possono consegnare e uscire in silenzio” non era chiara?

Nella bianca tana del bianco bianconiglio

Tane pronte 0 (ma in dirittura d’arrivo), unghie spezzate 6, pensieri positivi 2, volte che ho pensato che devo chiamare il pronto intervento gas perché nel cortile del palazzo di fronte si sente puzza di gas: ho perso il conto, volte che ho effettivamente chiamato il pronto intervento gas 0 (potremmo fare di meglio).

Evviva! Evviva! Grazie al provvidenziale intervento del nuovo fantastico capomastro che ho assunto qualche settimana fa grazie al suggerimento dell’OP, e che ha un nome ma che, sempre per i soliti, noiosi motivi di privacy chiameremo d’ora in poi Deus Ex Machina, i lavori nella tana stanno finalmente procedendo! Vedo quasi la fine! Anche le mie unghie non ne possono più, perché un giorno ho detto: «Eeeeeh! Sarebbe bello prendere quel vecchio mobile che c’è in garage, nel quale mio padre tiene gli attrezzi, e restaurarlo io di pirsona pirsonalmente!» e così ora ho tutte le unghie spezzate, quando mi soffio il naso esce polvere nera, e ho pure costretto mia mamma (perché mi vuole bene, povera lei!) a darmi una mano a pulire, perché su quel mobile (nel quale, lo ricordiamo, andrebbero in futuro i miei vestiti, compresi pigiami e mutande) si è ormai depositato un taccone di polvere il cui primo strato risale all’era pleistocenica. Read more