Comare Uno, Comare Due, invasione delle piante e altre amenità

Scrivo con il sole negli occhi perché si sa che il sole bacia i belli e acceca quelli che scrivono in un salotto esposto a ovest alle sette di sera.

Sono già le sette di sera?

Che palle.

Comunque.

Qualche giorno fa ero in possesso della macchina fotografica dell’OP, che ha uno zoom fenomenale, e così sono riuscita a paparazzare le Comari. Le Comari sono due grassi gatti che abitano nel palazzo di fronte e che tutte le mattine escono e conversano tra loro, con funamboliche prodezze sui cornicioni delle rispettive terrazze; immagino che sparlino del vicinato, da brave comari. Chissà cosa comareggiano di me. Ad ogni modo, sono facili da vedere ma meno facili da fotografare, dunque quelle che sto per postare sono rare e preziose immagini, che vi cuccherete in attesa di quelle di Parigi – perché, che ci si creda o no, non ho ancora avuto tempo di andare a ritirare i miei rullini sviluppati.

Ci sono molte storie raccontate se poggiate il maus sopra le foto, quindi poggiate il maus sopra le foto.

Questa è Comare Due.

Questa è Comare Uno (i numeri non indicano un grado gerarchico, indicano semplicemente che le due terrazze in cui abitano sono una a fianco all'altra e conseguentemente li ho nominati da sinistra a destra).

Contestualizzazione di Comare Uno, giusto per farvi capire che questi due gatti sono pazzi.

Nuovi fiori della mia terrazza (vi avverto: la mia terrazza sta degenerando).

Sole negli occhi.

Me a colazione, senza sole negli occhi perché al mattino sole diretto non ce n'è.

Bagnetto delle piante. Chiaramente, anche la situazione in casa, non solo quella della terrazza, mi sta sfuggendo di mano.

Non aiuta l'OP che mi regala semi di girasole, come se fosse una pianta adatta a una terrazza di 1m x 50cm ("Ma sono i tuoi fiori preferiti! Li ho visti, non potevo non regalarteli!") (li ho già piantati), e che mi dice che le piante nel mio bagno stanno proprio bene e dovrei mettercele in pianta stabile (non so se avete notato l'arguto giuoco di parole).

Situazione del bagno la settimana scorsa, quando è venuta una grandinata che pareva che stessero prendendo a cannonate il tetto di casa e che per giunta ha tentato di ammaccarmi tutte le piante, prontamente portate in casa subito subitissimo.

Ah, già, buon 25 Aprile a tutti!

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Flora della Tana, ovvero: quante piante ci vogliono per fare una tana tropicale

Una casa jungalicious.

♪ ♩♫ Emma Bunton – What took you so long

Domani l’OP parte per Parigi per più di due settimane e sono ovviamente sepolta nella disperazione più nera e drammatica, immaginandomi ogni tipo di catastrofico scenario possibile, quando invece l’OP, nella realtà che è vera al di fuori della mia testa, se ne starà plausibilmente chiuso tutto il tempo in qualche archivio polveroso. Quindi, per tirarmi su di morale e augurare all’OP buon viaggio (OP, quando leggerai questo post: buon viaggio, Amore bello!) ascolto musica che tira su di morale e faccio foto alle nuove piantine accolte nella Tana.

La prima arrivata è una pianta strana che non so cosa sia e che mi ha regalato mia mamma. Potrebbero essere dei muscari (pianta sconosciuta che ho scoperto ovviamente snasando in rete con chiavi di ricerca che sembrano quelle con cui la gente arriva al mio blog, tipo “bulbi fiori piccoli simili ai giacinti tuberose lilla profumati”) (quale sarà il singolare di muscari? muscaro? muscarus? muscarino?), ma non sono sicurissima. Ad ogni modo sono molto carini e profumano un sacco. Questa pianta si chiama Popcorn perché i fiori poppano come pop-corn. Ci sono altri dettagli della pianta nel post precedente.

Pianta Popcorn nella mia cucina.

La seconda arrivata è la sansevieria, anche questa regalatami da mia mamma, che è una pianta fighissima che produce ossigeno di notte invece che di giorno e quindi si può tenere in camera da letto. È grande. Questa pianta si chiama Sanzi in onore di un amico dell’OP, che per la privacy chiameremo d’ora in poi Uomo dei Panda.

Sanzi in camera mia.

Poi sono arrivate la pianta delle monete cinesi (il cui nome ufficiale è pilea peperomioides e il cui nome ufficioso non ho ancora deciso) e l’echeveria (non riesco a capire quale varietà: somiglia alla green velvet o alla Doris Taylor... a scanso di equivoci comunque la chiamerò Doris), una pianta pelosa – perché fa sempre bene avere cose pelose in giro per casa, a mio avviso – che ho comprato sabato insieme a mia mamma e all’OP.

Doris e Piantina Cinese ancora Senza Nome sulla mia scrivania provvisoria.

Doris e Piantina Cinese ancora Senza Nome sulla mia scrivania provvisoria.

Piantina Cinese Ancora Senza Nome.

Ancora Piantina Cinese Ancora Senza Nome.

Doris nel suo vaso rosa (ho comprato in realtà prima il vaso rosa con l'idea di metterci dentro una pianta grassa, poi ho trovato Doris che era perfetta).

Uccellino ciccione di cemento che mi serve come fermalibri vicino a Doris, con nocciolina fortunata che arriva dall'albero di noccioline dell'OP.

Infine è arrivata l’aloe ciliaris, che mi ha regalato la mamma dell’OP, facendo figliare le sue aloe, in attesa che la nonna dell’OP possa darmi una delle sue aloe vera (anche loro producono ossigeno di notte). Non ho ancora il nome nemmeno per lei, quindi se qualcuno ha suggerimenti sono ben accetti.

Aloe Ciliaris Senza Nome in camera mia, di fianco a Sanzi.

Aloe Ciliaris Senza Nome + Sanzi + cassettiera da me di pirsona pirsonalmente restaurata e della quale vado molto fiera e che presto farò vedere in un post a parte.

Questo è quanto per ora dalla Tana.

Ah no. Con grande disappunto dell’OP e di molti altri, mi sono fatta un tatuaggio con l’henné.

Sembro superabbronzata. Non lo sono.

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