A vele piegate

Estate 2000: Gaia, Petra e Cristiana partono per un viaggio in barca a vela per una serie di spot della Tim.

Estate 2016: finalmente mi riesce di fare la stessa cosa. Meno la sponsorizzazione della Tim.

Sì. Devo la mia passione per il mare e per le barche a una pubblicità di telefonia mobile. Quell’anno ho dovuto decidere cosa avrei fatto della mia vita: potevo scegliere se diventare una skipper e un giorno veleggiare per i sette mari sulla mia 9 metri, oppure imparare a fare free climbing sui grattacieli come Megan Gale. Non ho mai avuto le tette, quindi Megan Gale era fuori portata, e quindi per i successivi sedici anni mi sono impegnata almeno ad imparare a nuotare e a salire su una barca a vela (inoltre, mi pare un’attività meno perigliosa e audace rispetto al free climbing di grattacieli).

E quest’anno, grazie ad un regalo di laurea arrivato per caso da parte della Malata Immaginaria e del suo compagno Panchina, finalmente ce l’ho fatta. Lo sgangherato ma affiatato equipaggio del Container con le Vele era formato dai seguenti elementi:

  1. Er Capitano, nel ruolo di capitano.
  2. Panchina, nel ruolo di cuoco e mozzo.
  3. L’OP, nel ruolo di mozzo e cuoco.
  4. La Malata Immaginaria, nel ruolo di principessa.
  5. Io, nel ruolo di polena e primo ufficiale.

L'equipaggio. Da sinistra, il Container con le Vele, la Malata Immaginaria, Panchina, Er Capitano, io, l'OP. La foto l'ha scattata uno sconosciuto con la mia analogica e prevedibilmente ci ha tagliato i piedi. Panchina, addormentato su una panchina la sera prima di salpare. La sua evidente, fatale attrazione per le panchine gli è valsa il soprannome qui. La dinette della nostra barchina, di nome Breeze (o, a quanto sosteneva il capitano, il Container con le Vele). La barchina vista dal pozzetto. Vele ancora piegate. La mia posizione per tutta la traversata, a causa della quale sono stata risoprannominata Polenottera dalla Malata Immaginaria. Io, la Polenottera. Ciò che si vedeva dalla posizione di Polenottera. Terra! Prima sera in rada. Sullo sfondo, Snoopy. Ingresso di Chiaia di Luna, che io e la Malata Immaginaria abbiamo battezzato Punta del Riccio, perché è chiaramente un riccio, figura che l'OP, Panchina e Er Capitano proprio non riuscivano a vedere, in quanto uomini e dunque privi di qualsivoglia fantasia.

GIORNO 1 / NOTTE 1. Arriviamo a Nettuno. Mangiamo in un ristorante in cui la strepitosa cameriera brasiliana ci chiede, con un accento lazio-brasileiro, se vogliamo provare le pansatele. Panchina si addormenta su una panchina. Imparo a fare la pipì su una barca, e soprattutto imparo a tirare lo sciacquone su una barca, operazione tutt’altro che facile. Facciamo la conoscenza der Capitano, conoscenza che cambierà le nostre esistenze.

GIORNO 2 / NOTTE 2. Sto sulla prua della barca come un delfino, dormo come un ghiro e mangio come uno maiale. Anche l’OP se la cava senza nausea. Considerando che nessuno dei due ha mai messo piede su una barca a vela, direi che siamo partiti con la pinna giusta. Io supero brillantemente il mio unico momento di défaillance seguendo il pratico ed esperto consiglio der Capitano: “Secco e salato. Toh, magnate ‘ste due alicine co’n pezzo de pane. Fidate”.

Poco dopo, l’ingresso a Ponza è come partecipare a Giochi Senza Frontiere. Piove proprio nel momento in cui decidiamo di attraccare. Dopo un rocambolesco ormeggio, scendiamo dalla barca per procurarci del cibo perché la Polena si è mangiata tutte le alici. Per scendere dalla barca bisogna camminare sul piccolo pontile di legno che non tocca il molo e quindi si muove a destra e a sinistra, saltare sul primo molo che non è fisso ma galleggiante e quindi si muove su e giù, passare sul secondo molo che non tocca il primo molo ed è galleggiante e quindi si muove a destra e a sinistra e su e giù, il tutto mentre piove ed è buio. Non si sa come, sopravviviamo.

GIORNO 3 / NOTTE 3. Visita di Ponza e nuotata in mezzo al mare a Palmarola. Foto. Didascalie.

Ponza, nel suo unico giorno di pioggia di tutto l'anno. Foto scattata mentre sballonzolavamo in mezzo al porto senza che nessuno ci desse l'autorizzazione all'ormeggio, fino a quando Er Capitano ha deciso che se ne sarebbe sbattuto e ha ormeggiato lo stesso, distruggendo qualsiasi cosa si trovasse sul suo cammino. Visto? Pioggia sul mare. Il giorno dopo c'era un tempo più appropriato e molte palme. Per la cronaca, questa è una delle foto che stamperò e appenderò in salotto, appena avrò un salotto. Idem come sopra (non dimentichiamoci della palette di colori prevista per il salotto!) Ponza, da un'angolazione che le dona molto. Piante grasse. Quel filtro stellina *-* *-* *-* *-* *-* Palmarola. Qui abbiamo fatto il bagno. Qui, aggrappata ad un salvagente, ho dovuto spiegare a tutti perché ho voluto un salvagente, quando sei mesi ero in mezzo all'Atlantico a fare surf: quando fai surf sei attaccato alla tavola. Quando nuoti da sola non sei attaccata a niente. Alla fine mi sono poi staccata dal salvagente, ho solo bisogno dei miei tempi, come tutti i Gatti d'Acqua degni di questo nome.

Nella prossima puntata, storia dell’isola che non stava ferma e della Polena che rischiò di vomitare una volta arrivata a terra.

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