Gita a Milano e piccioni bomber

Il 21 gennaio mia mamma ha deciso che avrebbe voluto andare a vedere una mostra dedicata a Maria Callas a Milano. Così, dal momento che non ero mai stata a Milano (già), mi ha chiesto se volevo aggregarmi, io ho pensato che una gita fuori porta non si rifiuta mai e quindi siamo andate. Lo riporto con largo ritardo.

Innanzitutto vorrei lanciare una spada (cit.) in favore dei milanesi per quanto tengono pulita la loro città: nonostante sia piena di turisti, gente che va e che viene, e comunque una solida base di 1.363.180 abitanti, è lindissima, fatto apprezzabile soprattutto da qualcuno che viene da una città di appena 389.261 abitanti il cui centro storico viene ridotto in queste condizioni ogni weekend. Quindi bravi, milanesi: a questa ossessiva-compulsiva siete piaciuti. Aggiungerei anche che il bagno della stazione è insospettabilmente pulito, per essere un bagno di stazione. I bagni della stazione di Bologna non ho nemmeno mai avuto il coraggio di chiedere dove fossero.

Lanciata questa spada, posso far sapere ai tutti e tre i miei lettori (uno dei quali era a Milano con me, essendo mia madre) che appena arrivate, spinte dalle sollecitazioni e dai consigli dell’OP, ci siamo dirette a San Bernardino alle Ossa, il quale ci ha giocato un brutto scherzo chiudendo l’ossario di domenica, rendendo così il povero San Bernardino disossato e noi tristi. Da lì siamo passate in piazza Fontana e al Duomo. Al Duomo abbiamo fatto solo ottocento ore di coda, preferendo prosaicamente salire sul tetto piuttosto che entrare dentro alla cattedrale (anche perché sono due file diverse, e avremmo dovuto fare sedicimila ore di attesa). Lassù abbiamo però visto cose bellissime, che voi umani non potete nemmeno immaginare.

Ad esempio, abbiamo potuto notare quanto l’astigmatismo di mia madre non sia migliorato negli anni, e come tutt’oggi, dopo tutti i viaggi fatti insieme, ancora rischi di tagliarmi i piedi nelle foto.

In questa foto il taglio dei piedi è stato solo rischiato, in altre è ahimè avvenuto. C'erano anche alcune foto in cui io ero effettivamente correttamente centrata, ma non ero venuta bene.

Foto autoesplicativa.

Guglie.

Altre guglie.

NNOOOO! Guglie.

Guglie con omarelli sopra.

Subito prima di San Bernardino alle Ossa almeno abbiamo potuto consolarci fotografando dei porcellini di marzapane.

Detesto il marzapane, ma loro sono pucciosi.

Ma dopo questa pucciosa digressione, torniamo al Duomo.

Guglie la cui fotografia ha quasi scatenato un attacco di vertigini. Notare la mia vita spericolata da fotografa. Guardate quanto amo i miei tre lettori, quando mi stavo per gettare giù dal Duomo per ottenere una foto ad effetto!

Di nuovo guglie con omarelli sopra. Dalla regia l'OP mi riferisce che si tratta di pinnacoli.

Pubblicità della Sams... ehm, madre che fotografa.

Foto strategica della Madunina che dòminet Milan e che che qui sembra dominare il cielo blu con un'asimmetria metaforica che costituisce un raro slancio artistico da parte mia solo perché in realtà sotto c'erano le impalcature e non volevo inquadrarle.

Madre che ride.

Chiattone che ha una fighissima terrazza con vista dentro al Duomo.

Ciò che comunque abbiamo visto noi.

Foto che madre schifa perché odia i piccioni, ma che rappresenta un mio grande traguardo come fotografa e che per me da sola meritava tutto il viaggio a Milano.

Ok. Non me ne frega nulla se tutti odiano queste palme in piazza Duomo (ehm ehm… OP). A ME LE PALME SONO PIACIUTE. Non ci sono mai abbastanza palme per i miei gusti. Dovremmo mettere più palme ovunque.

IO APPROVO.

Galleria che si fotografa da sola.

Altra foto della galleria che si fotografa da sola.

Piedi miei e di madre.

Il motivo per cui siamo venute qua: il fantasma di Maria Callas dentro alla Scala, sui gradini di una scala.

Dopo aver visto la mostra di Maria Callas, siamo andate a fare un giretto a Brera, all’accademia, poi abbiamo mangiato in un tipico ristorante milanese chiamato O’Connell Country Pub, dove ci siamo rifocillate con patatine fritte e bocconcini di pollo fritto con ketchup, perché era tardi e le cucine degli altri ristoranti erano tutte chiuse, poi abbiamo fatto un giro in via Montenapoleone che non ci ha per niente soddisfatte, e da lì abbiamo seguito un altro consiglio dell’OP, andando a casa dei fratelli matti [N.d.R. Bagatti Valsecchi, ci riferisce sempre l’OP dalla regia], due pazzi che secondo me sarebbero andati super d’accordo con il conte bolognese Cesare Mattei, della cui casa prima o poi metterò le foto fatte quest’estate… se intanto volete farvi un’idea (ma con chi sto parlando? Siete tre lettori e tutti e tre siete stati alla Rocchetta Mattei con me!) potete andare sul blog di Sugarmama e vedere le sue foto qui; ad ogni modo, i fratelli pazzi hanno arredato casa loro come se fosse una dimora del Quattrocento. Siccome l’OP sa che sono una fan delle case museo mi ci ha spedita ed è stato un affarone.

Tetto di casa dei fratelli matti.

Mappacielo della casa dei fratelli matti, dentro alla biblioteca più bella che c'è.

Carte da gioco nel gabinetto dei fratelli matti.

Lucertole divertenti nel bagno dei fratelli matti.

Soffitto nella casa dei fratelli matti.

Cortile della casa dei fratelli matti.

Fine della gita.

Poi niente, si è fatto buio, abbiamo comprato una Moleskine, avvistato un cucciolo di carlino ciccione e siamo tornate a Bologna.

Ciao.

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2 thoughts on “Gita a Milano e piccioni bomber

    1. Ti consiglio allora la casa Bagatti Valsecchi delle foto qui sopra, vale la pena! ❤

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